Esperienze registiche

Un ciclo di incontri per mettere a confronto differenti esperienze registiche

- 11 giugno 2006: Giorgio Jannucci, compagnia Spazio Nuovo
- 22 ottobre 2006: Edoardo Battaglion, compagnia Amici della Prosa
- 18 marzo 2007: Alice Longoni, compagnia Teatro Nodo


Incontro 1 - Giorgio Jannucci
e' sempre molto difficile parlare di noi stessi, dei propri convincimenti, del perché di alcune nostre scelte, senza correre il rischio di essere megalomani. Ma tant'è, mi è stato affidato questo compito e vedrò di svolgerlo nel migliore dei modi possibile.
Gli INPUT che mi erano stati dati, a grandi linee, o meglio gli argomenti con i quali avrei dovuto intrattenervi sono:
- SCELTA DEI TESTI....Motivazioni (gialli)
- CONDUZIONE DELLA COMPAGNIA
- METODO DI REGIA.
Ecc....ecc... chi più ne ha, più ne metta.
Tema difficilissimo da svolgere anche perché, io credo, si sia tutti un pò gelosi dei propri metodi; gli argomenti in questione, tra l'altro sono quasi sempre legati tra di loro. Credo che come prefazione sia forse necessaria un pò di storia della compagnia.
Quando nel 1980 nacque, quasi per scherzo, per volontà del sottoscritto, di Franco Scippa e le nostre rispettive mogli, ci ritrovammo pieni di buona volontà, e ben determinati a intraprendere quest'avventura.
Eravamo decisamente pochi per imbastire qualsivoglia discorso con delle basi di serietà ed era decisamente necessario allargare l'organico, perché ci si potesse dare una configurazione di COMPAGNIA. Mi diedi personalmente da fare perché questo potesse concretizzarsi ed ebbi la fortuna di contattare due attrici con le quali avevo già fatto teatro nel passato. Credo, molto modestamente, di aver goduto della loro fiducia, perché subito accettarono. II numero si allargò col coinvolgimento di qualche benpensante amico.
Problema N. 1 IL TESTO
La scelta di testi gialli che fino ad ora ci ha contraddistinto è stata fin dall' inizio un caso, una forzatura dovuta per lo più alla necessità di imbastire una prima commedia, con la quale debuttare. Prima importante considerazione: l'organico su cui poter lavorare. Disponevo di sette persone (4 donne e tre uomini ) La scelta cadde, non a caso, su 'QUATTRO GIOVANI SUORE' di Vladimiro Caioli e fu dettata dalla mia profonda conoscenza della commedia che personalmente trovavo molto bella anche se difficile, considerando anche che 4 delle sette persone che erano necessarie per la realizzazione della stessa erano completamente digiuni di teatro (dire digiuni forse è anacronistico perché si dovrebbe partire dal presupposto che qualche volta avessero già mangiato... un po' di polvere del palcoscenico) forse è più appropriato dire, NEOFITI. Ma io ritengo che quando esiste la volontà di portare a termine un programma, le difficoltà si affrontano con la determinazione necessaria. Devono sparire le paure, le titubanze, le incertezze per lasciare lo spazio alla sicurezza e alla voglia di ben riuscire. Eravamo tutti ben disposti al sacrificio e devo dire che la fortuna di poter lavorare con un gruppo, che aveva in me la massima fiducia, per altro corrisposta, a cui ero riuscito a far capire che fare teatro comportava delle regole, dei sacrifici, il rispetto per se stessi e soprattutto degli gli altri ma che il tutto andava condito con l'olio dell'umiltà e della modestia, ci aiutò a portare in porto la commedia.La preparazione andò oltre i canonici 4/6 mesi, ma mi importava poco, nessuno ci correva dietro. Il debutto fu un successo che venne poi coronato con la partecipazione al FESTIVAL NAZIONALE DI CHIETI. Direi niente male per una compagnia appena nata. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, la compagnia si è decisamente allargata, è anche sottointeso che le entrate e le uscite dei vari componenti si sono susseguite ma la fortuna sotto questo profilo non mi ha abbandonato: le nuove entrate sono state quasi tutte positive sotto il profilo della longevità e dell'attaccamento al gruppo, oggi posso contare su un organico di circa 18 tesserati, all' interno dei quali c'è anche chi con me segue da vicino l'andamento della compagnia sotto il profilo organizzativo, dei contatti EMAIL ecc.. ecc... vero Carlo !
Non so quante compagnie possono vantare questo tipo di rapporto all'interno del gruppo. Forse non lo sapete ma ci tengo a dirlo: quattro che partecipano regolarmente alle prove vengono da SANNAZZARO DE' BURGONDI, due da SESTO S. GIOVANNI. Ora che le prove da qualche anno si svolgono regolarmente a CESANO BOSCONE, il sacrificio mi sembra evidente e per questo più apprezzato dal sottoscritto. Dopo la prima esperienza del giallo di cui sopra, i testi che sono seguiti hanno quasi sempre avuto l'indirizzo di un teatro con l'impronta del giallo e comunque un teatro di parola. Il motivo principale e anche legato ad una importante necessità: io dovevo necessariamente essere con loro sul palco quindi ritenevo, forse a torto, che questo tipo di teatro si prestasse meglio per una direzione più curata. Si presentava spesso, specie ai nuovi, la necessità di mettere in bocca parola per parola, spiegare loro i perché, con prove personalizzate, e devo dire che i risultati sono, in questo senso, sempre stati positivi, contrariamente a testi brillanti che, in quanto coinvolto, non mi avrebbero consentito di poter vedere bene, di trovare i ritmi giusti dal di dentro. Infatti da quando ho abbracciato il teatro brillante, ho smesso di salire il palcoscenico. Cerco, nei limiti del possibile, di non portare sulle scene commedie trite e ritrite, di cercare titoli e autori poco sfruttati. Ma questo è sempre stato un mio chiodo fisso, e soprattutto cerco sempre di fare testi che ci si addicano non tentando mai voli pindarici, affrontando commedie per le quali non mi ritengo all'altezza, oppure testi complicati da costumi, scenografie ecc...ecc...
L'attività della compagnia è sulle mie spalle. L'ultima parola è sempre la mia, anche se di volta in volta accetto i suggerimenti di tutti. Io scelgo i testi, io assegno le parti tenendo sempre presente, come principio, che ognuno deve poter vestire l'abito che più gli si addice.
Sulla recitazione sono molto esigente a volte, dicono, perfino rompipalle. Sono, per esempio, un fautore convinto della quarta parete. Odio la recitazione, sa di falsità. Odio il malcostume di una recitazione automatica, solo perché si sa la parte, Sa di pappagallismo! Voglio che chiunque si renda conto di quello che dice e soprattutto perché. Voglio che ciascuno conosca ed approfondisca le motivazioni che spingono ad un certo tipo di atteggiamento. Ogni parola deve avere un suo significato, ogni movimento deve essere fine a se stesso, Ecco perché odio le invenzioni e le improvvisazioni (salvo necessità).
A volte, e molto raramente, devo scendere a compromessi con me stesso e, devo dire che mi è sempre andata bene, riuscendo a valutare con obiettivitá il giusto valore del singolo, ho sempre ottenuto ottimi risultati. Godo, lo ripeto, della completa fiducia del gruppo e credo che questo sia molto positivo. E' per la compagnia che lavoro assiduamente e sempre con un solo scopo: FAR BENE, PER RIMANERE SU QUELLE POSIZIONI CHE CON GRANDE FATICA ABBIAMO SAPUTO CONQUISTARCI.
Ora veniamo alle dolenti note che credo affliggano quasi tutte le compagnie: I MONTAGGI E GLI SMONTAGGI DELLE SCENE
Per i montaggi abbiamo tentato di creare un turn-over, ma purtroppo i montatori sono sempre gli stessi con Franco Scippa in testa. Va invece da se che per quanto riguarda lo smontaggio la compagnia tutta dopo lo spettacolo è a completa disposizione. Tutte le nostre scene sono fatte in casa, Franco in prima persona si preoccupa e della costruzione e delle tinteggiature varie. Le tele, le stoffe e tutto quanto debba necessitare per le scenografie vengono personalmente scelte da me. Per gli abiti, invece, nei limiti del possibile, non avendo disponibilità di una sartoria, ci facciamo tutto in casa, ci diamo tutti da fare perché quello che serve ci sia sempre, Mia moglie Teresa si è inventata, prima sarta, poi segretaria e valido braccio destro del sottoscritto, ora è anche la neo presidente (continuando ad essere il mio braccio destro). Lo stipendio però è sempre lo stesso. Ecco, or se questa non è la sede più adatta ma permettetemi di dire il mio particolare grazie a Franco e alla mia presidente. Berlusconi prima e Prodi adesso me l'hanno chiesta, ma io non la cedo.
Credo, all'interno di tutto quanto ho detto, di aver già accennato ai miei metodi di conduzione e di regia ecc....ecc... Ho il pregio, forse è un difetto, di essere molto stringato, di andare diritto allo scopo, senza perdermi in lunghi discorsi, fatti di sole parole. Preferirei rispondere a qualche domanda, ammesso che ce ne siano, allora io penso che a domanda precisa la risposta potrebbe essere più esauriente.
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Incontro 2 - Edoardo Battaglion
Il Teatro non si identifica solo nella sua parte più manifesta, lo spettacolo. E' una vera e propria dimensione artistica che porta all'evento spettacolare come fenomeno della sua prassi: una prassi composita, multilivellare, eterogenea, crogiuolo di scienze umanistiche e sociali, di arti visive e plastiche.
Il Teatro Studio dell'uomo - sull'uomo - per l'uomo, è un monolito da sempre eretto a simbolo dell'umanità, almeno da quando la nostra specie può definirsi tale. Considerato da MajaKowski 'non specchio che riflette, ma lente che ingrandisce', il Teatro vive di ritualità, ritualità come accesso ad una dimensione di creatività, di immaginazione, di immedesimazione, di fantasia, fino ai confini della metafisica, tale per cui per poter dire con Artaud: 'l'Arte non è l'imitazione della vita, ma la vita è l'imitazione di un principio trascendente col quale l'Arte ci rimette in comunicazione'.
Sul binomio Regista-Attore si fonda la struttura spettacolare della rappresentazione moderna. L'uno crea la situazione drammaturgica in cui l'altro agirà vivendo la sua vicenda personaggistica. Due tecniche distinte, ma inscindibili. Il Regista crea l'architettura dell'ambiente scenico di cui l'Attore fruirà per la ricerca della propria libertà interpretativa. Due tecniche dove le rispettive specifiche possono provocare richieste, risposte, problemi, che devono comunque risolversi, pena l'inadattabilità al risultato finale. Da una parte il disegno operativo completo dello spettacolo, dall'altra il colore figurativo del Personaggio, la sua psicologia, l'energia emotiva, la mimesi artistica. In ultima analisi: il Regista organizza itinerari, confini, spazi scenici, l'Attore aderisce al progetto estetico con la propria esperienza interpretativa. Assolvendo al meglio il tutto, sarà possibile pervenire a quell'interazione di compiti che equilibrando, sintonizzando, fluidificando, armonizzando il movimento di scena consentirà una coesione e un ritmo di base accettabile per una decorosa rappresentazione.
Insomma, lo Spettacolo è continuazione di un responsabile assiduo lavoro artistico su se stessi. Appropriato sembra, nel caso, quanto asserisce il regista-scienziato Bob Wilson 'Comincio sempre una nuova regia con il creare uno spazio, poi una struttura nel tempo. Alla fine tutto ciò diventa una cornice che offre agli esecutori libertà. Prima, però si devono avere assimilato i movimenti e lo spazio, anche se ci pu� sembrare normale'.
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Incontro 3 - Alice Marzi Longoni
Cari amici della FITA, è chiaro che, dopo le dotte relazioni di Jannucci e di Battaglion che in parte hanno saziato la nostra 'fame di teatro' e soprattutto di cultura teatrale, l'Alice del Nodo e dei Milanes cha da tanti anni, 34, fa del teatro dialettale, con esperienze che spaziano dalla prosa alla commedia musicale, dal teatro nelle scuole con i ragazzi e con gli anziani dell'Università della terza età, si sente un poco intimidita. Comunque, essendo tra amici che condividono lo stesso amore per il teatro, cercherò di esporre le esperienze maturate in 34 anni di lavoro comune con gli amici del Nodo e dei Milanes.
Innanzitutto perché la scelta di un teatro dialettale anziché in lingua. Alla prima riunione si è discusso di questo, e da tutti i presenti è sorta la stessa domanda: perché non cerchiamo di recuperare e porgere, attraveso il teatro, il dialetto, la storia, il folklore della notra Milano, una Città che sta perdendo la sua identità e la sua anima? Ecco la molla che ci ha spinto a fare del teatro in dialetto, convinti che autori come Bertolazzi, Illica, Maggi, Camillo Cima Guicciardi, Barella e tanti altri potevano benissimo annoverarsi tra i 'grandi' del teatro, autori che hanno raccontato la Milano del loro tempo, una Milano che in ogni tempo è stata grande e ha preparato la Milano di oggi.
Fatta questa premessa, doverosa, mi sembra giusto parlare della scelta e della realizzazione del testo scelto:
- è il testo alla nostra portata?
- abbiamo i personaggi per realizzarlo?
Quante volte si è accennato a un Bertolazzi, a un Illica, testi bellissimi, e proprio perché bellissimi, accantonati per paura di non essere capaci di essere all'altezza di interpretarli! Ma alcuni attori del teatro del Nodo, Alice compresa, come aiuto regista, ce l'hanno fatta anni dopo con Carletto Colombo, regista del Teatro Girolamo.
Sempre più convinti che il teatro dialettale non è teatro consumistico, come alcuni asseriscono, ma che dipende dalla chiave di lettura del messaggio che l'autore vuole fare passare al pubblico, il Nodo si appresta a realizzare lo spettacolo e Alice, dopo avere ascoltato il parere di tutti, decide democraticamente - si fa per dire - di iniziare la lettura a tavolino finché ogni attore diventa personaggio e ne recepisce tutti i contorni e le sfacettature. In alcuni testi poi si sono fatti degli 'svolazzi di regia' e 'attorali', ma sempre nel rispetto dell'autore e di ciò che ha voluto dire o solo fatto intuire.
Gli allestimenti sono in media uno all'anno, le repliche circa una trentina all'anno, a volte con i teatri esauriti, segno che se il dialetto viene trattato con arguzia e finezza, incuriosisce e avvicina anche i più giovani.
Altra impresa è stata la realizzazione dell'operetta o commedia musicale dei Milanes in collaborazione col Nodo. Il Nodo, al quale era stata proposta la realizzazione di questa operetta, ha avuto inizialmente un momento di grossa perplessità, perché in pochi sapevano cantare. Però il testo aveva una sua storia ben definita e le musiche erano bellissime, così si decide di formare una nuova compagnia con cantanti milanesi e attori del Nodo. Dopo lo sconcerto iniziale del 'gioco di squadra' quale è il teatro di prosa da parte dei cantanti, dopo le varie difficoltà per l'assemblamento di tutte le varie parti dello spettacolo (allestimento scenico, coro, attori, cantanti, ballerini, orchestra)... si parte.
Oggi il Nodo sta allestendo una nuova commedia: 'I Stemegna' di Carlo Maria Pensa con la regia di Alfredo Pozzoli e la consulenza artistica di Alice Marzi Longoni.
Tante sono state le esperienze positive e negative, ma mai è venuto meno lo spirito di amicizia, la voglia di fare bene il teatro amatoriale, questo nostro modo di far teatro che somiglia molto al 'Carro di Tespi' della Commedia dell'Arte, convinti che se sapremo mettere al servizio del pubblico, senza false ambizioni, e al servizio di tutti noi, le esperienza acquisite negli anni, tutte le difficoltà saranno 'piume' e non 'travi'.
Comunque, permettetemi di ringraziare i miei meravigliosi compagni che ancora mi permettono di continuare ad essere 'Alice nel Paese del Teatro'.
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